Donne sull’orlo di una crisi di nervi

Da anni un gruppo di donne e madri, grazie anche all’insipienza e all’incapacità di questa Amministrazione Comunale e degli Uffici Casa preposti , è costretto a vivere in alloggi Ater occupati, in condizioni di estrema precarietà, con l’incubo costante dello sgombero. Non si tratta di cittadine extracomunitarie o di “perfide” rom, ma di giovani donne veneziane con figli minorenni nati sotto le ali del “Leon”.

Quando il diritto all’abitare diventa un privilegio non ci sono case né per i cittadini stranieri né per i veneziani.

La guerra tra poveri che così può innescarsi ostacola e preclude la soddisfazione di un diritto universale di cittadinanza come la casa.

Da giovedì 22 maggio queste donne e i loro figli occupano simbolicamente uno spazio importante del centro storico di Venezia.

Vengono difese e sostenute dal Comitato Casa Santa Margherita, dal Sindacato Unione Inquilini, dai militanti del Partito di  Rifondazione Comunista.
Si sono installate in uno dei salotti di Venezia perché da anni sono accampate in attesa di un alloggio pubblico. Secondo questa Amministrazione, targata Partito Democratico, le case pubbliche sono poche. Forse è anche vero ma se non si restaurano quelle vuote e si vendono 170 alloggi per acquisirne poi 30 (strepitoso il cespite di guadagno) quelle poche  saranno sempre meno e l’emergenza abitativa non potrà che aumentare.
La precedente Amministrazione comunale per casi analoghi era riuscita a trovare un accordo con l’Ater – sanando di fatto situazioni di occupazione- dimostrando che si possono superare i limiti assurdi della Legge Regionale vigente.

Reiterare il male è diabolico ma ripetere una cosa giusta è senz’altro un bene.

Le donne che difendono il loro diritto all’abitare chiedono:

  1. un incontro urgente con il Sindaco Cacciari e l’Assessora Mara Rumiz
  2. l’avvio da parte del Comune di Venezia di una trattativa con l’Ater e con la Giunta Regionale per sanare quei casi di occupazione evidentemente determinati da gravi problemi sociali
  3. il ripristino di un punto di ascolto (URP) in Assessorato Casa per tutti gli utenti
  4. il rilancio delle politiche comunali sul problema della casa

 

donne e mamme veneziane

 

 

 







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